Sacrestia

Sacrestia Vecchia

Nella sacrestia vecchia è sistemato il ciclo di affreschi staccati, provenienti dalla Chiesa di S. Domenico di Urbino che, assieme alla Trinità da Casteldifabbri, testimoniano l’attività di Antonio Alberti da Ferrara (fine XIV-inizi XV secolo) che a dispetto della sua origine emiliana è l’espressione più originale del Gotico Internazionale prodotto nel Ducato di Urbino.

Nello stesso contesto, sono collocati i dipinti afferenti alla cupola cinquecentesca della Cattedrale opera di Battista Franco (1510 ca.-1561), pittore che si inserisce nella maniera italiana e che guarda a Michelangelo come primo modello. I codici miniati provenienti dalla Cattedrale, attestano l’attività di committenza artistica del Capitolo della Cattedrale. Accanto ai corali trecenteschi, spicca per ricchezza e qualità della decorazione, il messale realizzato da un’anonima bottega di miniatori di cultura centro-italiana, nel quale i capilettera istoriati descrivono i momenti liturgici più importanti dell’anno. Questi artisti raccontano un momento di passaggio dalla cultura fiorita e preziosa del Gotico Internazionale a quella del Rinascimento. Capolavoro della cultura prospettico-rinascimentale, che riconosce ad Urbino il titolo di centro dell’ “umanesimo matematico” è il messale recante miniature di Bartolomeo della Gatta (1448-1502), che indugia sulla cultura prospettica di Piero della Francesca (1416 ca.1492), citando, nel Martirio di Sant’Agata, la celeberrima scena della Flagellazione. Nei mobili della sacrestia, pensati fin dal XVIII secolo come contenitori per la conservazione e l’esposizione di oggetti d’arte, è possibile ammirare pregevoli argenti ed oggetti liturgici provenienti dalla Cattedrale, maioiche e ceramiche prodotte a Urbino, Urbania e Pesaro esempi di quella scuola metaurense, riferimento imprescindibile per la produzione di tali manufatti dalla metà del XVI alla fine del successivo, in un’ottica internazionale.

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In the Old Sacristy we find wall paintings from the dome of the Cathedral by Mannerist painter Battista Franco (1798-1561) which were recovered after an earthquake in 1997. In this same space, we can find  a fresco cycle from the Church of S. Domenico in Urbino, which together with the Trinità from Casteldifabbri, gives evidence of Antonio Alberti da Ferrara’s activity in the area (from the end of the XVI to the beginning of the XV century). This artist is one of the original exponents of the International Gothic style in the duchy of Urbino. The illustrated manuscripts from the “treasures of the Cathedral” attest to the artistic commissions made by the Cathedral Chapter. In addition to fourteenth century hymn books which stand out for the richness and quality of their illuminated script, there is a missal created by an anonymous workshop of miniaturists from central Italy. The first letters of each page have a special design to capture the most important liturgical moments. Urbino was a cultural center during the Renaissance, especially known for its “mathematical humanism”. An example of this aspect is the illuminated missal, a masterpiece by Bartolomeo della Gatta which was influenced by Piero della Francesca’s use of perspective. In his Martirio di Sant’Agata, he visually cites the celebrated scene from the  Flagellazione. In the sacristy display, used until the XVII century to conserve and exhibit art objects, you can find examples of the famous majolica and ceramic products from Urbino and Urbania, decorated with narrative designs.

Sacrestia Nuova

La sacrestia destinata ai canonici, fu realizzata grazie all’attività munifica di Clemente XI il quale affidò il progetto a maestranze francesi che terminarono il complesso nel primo ventennio del XVIII secolo. Nell’esecuzione dell’altare in noce, artigiani provenienti da oltralpe, risentono del gusto romano dell’epoca; sulla mensa, protetto da due ante di legno, è collocato il Crocifisso in avorio ed ebano, databile all’inizio del Settecento. Sopra le porte di accesso alla sacrestia, sono posizionati tre stemmi raffiguranti Santa Maria Assunta, cui è dedicata la Cattedrale, le armi di Clemente XI e S. Crescentino martire, patrono di Urbino. Negli armadi, dal XVIII secolo e fino a tempi recentissimi, è stato possibile ammirare oggetti appartenenti al “tesoro della Cattedrale”, ori e argenti, come testimonia anche la cosiddetta “Guida d’Urbino” settecentesca redatta da Clemente XI per i legati pontifici Origo e Lancisi. Nella nuova disposizione museale trovano spazio solamente paramenti liturgici, in modo da garantire una buona visione dei manufatti. Pianete e tonacelle testimoniano il gusto della committenza ecclesiastica dal XVII al XIX secolo, oltre alla raffinata qualità di esecuzione del ricamo eseguito su stoffe pregiatissime. Le pianete sono esposte secondo un percorso che propone colori e decorazioni proprie dei differenti momenti dell’anno liturgico.

In questo contesto trova giusto risalto il leggio per coro in bronzo, trafugato come bottino di guerra da Federico da Montefeltro durante la presa di Volterra nel 1472 e collocato nella sua biblioteca a sorreggere la famosa Bibbia ebraica ora a Roma nella Biblioteca vaticana. Dopo la devoluzione allo Stato pontificio nel 1631, venne portato a Roma; restituito solo nel 1717 per volere di Papa Clemente XI, e donato al Capitolo della Cattedrale.

[ENG]
This sacristy, destined for canonical use, was realized thanks to the generosity of Clement XI, who entrusted the project to French masters. The complex was built within the first twenty years of the XVII century. From the XVIII century until recently, the gold and silver of the “treasures of the Cathedral” have been on display in the closets located in this room. Today elegant and precious liturgical vestments from different moments of the liturgical year are displayed here. The choir lectern is also displayed in this space. This piece was taken by Federico da Montefeltro during the siege of Volterra in 1472 and placed in his famous library. After the Duchy was taken over by the Papal State in 1631, the lectern was taken to Rome. It was restored to the city of Urbino in 1717 by Pope Clement XI.